A Mannheim, all'inizio del 1778, Mozart ricevette dal ricco flautista olandese Dejean la commissione di comporre tre concerti e due quartetti per il flauto. Egli mal sopportava questi incarichi, che tuttavia erano utilissimi dal punto di vista economico. Risulta decisamente straordinario che, infastidito e poco motivato (la leggenda che non amasse in particolare il flauto ha origine con ogni probabilità da questo tipo di situazione), sia riuscito a comporre dei capolavori assoluti anche ai fini delle possibilità espressive dello strumento.
Nell'estate 1777 Mozart aveva scritto un concerto per oboe dedicato a Giuseppe Ferlendis, un virtuoso di Salisburgo. La partitura era data per persa, ma quando le parti separate furono scoperte nel 1920 al Mozarteum, risultò evidente che il concerto per oboe in do non era che una prima versione del Concerto per flauto in re maggiore KV 314 (forse è leggendario anche che il committente olandese, scontento di avere un lavoro "di seconda mano", pagasse all'autore metà di quanto pattuito).
Perfezione formale che esalta l'emotività, superamento della dialettica fra individualità solistica e "democraticità" strumentale, chiarezza e semplicità che sono specchio della profondità del pensiero musicale. Tutti i canoni dell'estetica e dell'espressività mozartiana sono soddisfatti compiutamente.