Verso il 1785, Franz Joseph Haydn ricevette la commissione di comporre una nuova Passione per la Cattedrale di Cadice e la intitolò "Le Ultime Sette Parole del Nostro Salvatore in Croce".
Le circostanze della composizione non potrebbero essere spiegate meglio che con le parole dell’Autore stesso, tratte dalla prefazione da lui scritta alla pubblicazione presso Breitkopf & Härtel della versione corale dell’Opera:
"Circa quindici anni fa fui invitato a scrivere musica instrumentale sopra le Ultime Sette Parole del Nostro Salvatore in Croce. L’incarico veniva dal Vescovo della città di Cadice, nella cui Cattedrale ogni anno era tradizione di eseguire un nuovo Oratorio durante la Quaresima, secondo modalità altamente suggestive ma che comportavano importanti soggezioni per il compositore.
Pareti, finestre e colonne della chiesa erano ricoperti di tendaggi neri, e solo un grande lucerniere pendente dal centro della volta rompeva la solenne oscurità; a mezzogiorno le porte venivano chiuse e la cerimonia cominciava.
Dopo una breve liturgia, il Vescovo saliva al pulpito, pronunciava la prima Parola (o frase) ed una propria riflessione su di essa; quindi andava a prosternarsi davanti all’Altare per circa dieci minuti, durante i quali si eseguiva la musica. Allo stesso modo il Vescovo pronunciava poi la seconda Parola, una seconda omelia e la musica seguiva la conclusione del suo discorso, per sette volte. La mia composizione era soggetta a queste condizioni, e non era facile scrivere sette movimenti lenti di circa dieci minuti ciascuno senza stancare gli ascoltatori; trovai pressoché impossibile rispettare i limiti di tempo richiesti …"
L’incarico era per una musica "Instrumentale", cioè senza voci, e così essa fu scritta, originariamente, per grande orchestra con trombe e timpani, usati solo nel "terremoto" che si verifica alla morte di Gesù.
Allo scopo di renderla eseguibile in ogni chiesa ed anche in ambito famigliare, Haydn ne curò personalmente una versione per quartetto d’archi, che è quella in repertorio, e corresse una riduzione per pianoforte voluta dall’editore viennese Artaria. Quasi dieci anni più tardi vide la luce una quarta versione con coro a quattro voci, quattro solisti di canto, l’orchestra rinforzata da clarinetti, tromboni e controfagotto ed un breve interludio di andamento mosso per soli strumenti a fiato.
Non è casuale che le "Sette Parole" siano divenute una delle opere di Haydn più amate dal pubblico e dal compositore stesso, che le scrisse in uno spirito di profonda convinzione religiosa: la profondità e la sincerità dell’ispirazione si percepiscono immediatamente. Esse segnano tra l’altro una tappa così importante nella vita del musicista, da influenzarne profondamente tutta la produzione successiva.
In una lettera al suo editore inglese Forster, Haydn presenta così la propria composizione: "… Ogni Sonata sfrutta con semplicità i mezzi della musica strumentale, cercando una via per commuovere anche l’ascoltatore più inesperto nelle profondità della sua anima. L’intera opera dura poco più di un’ora, ma dopo ogni pezzo sarà osservato un breve silenzio, per permettere di contemplare la Parola successiva".
Non è il caso di soffermarsi a lungo sulla maestria compositiva di Haydn, già universalmente riconosciuta nel suo tempo, se non per ricordare l’uso sapiente delle tonalità, a cominciare dal tragico re minore dell’Introduzione; ma è impressionante notare come in ogni Sonata la musica delinei con grande evidenza lo stato d’animo di Gesù, del buon ladrone, di Maria e Giovanni, dei crocifissori. Colpisce l’uso frequentissimo delle note ribattute, quasi a sottolineare i colpi ricevuti, lo stillare di lacrime, sudore e sangue, il continuo pulsare del dolore: siamo di fronte ad un’autentica icona musicale. Inoltre la profonda fede del compositore sembra esprimersi anche contrapponendo, ad una libera fantasia descrittiva nell’Introduzione e nel Terremoto, un’evidente corrispondenza tra le sillabe del testo latino e le note iniziali della Sonata corrispondente, quasi l’animo pio di Franz Joseph Haydn non avesse potuto cercare altra ispirazione, per l’invenzione musicale, che le Parole stesse pronunciate sulla Croce da Cristo.
Michele Mancino